Nell’ambito del progetto di residenze d’artista “Sino alla Fine del Mare”Ramdom presenta tre proiezioni di film documentari

Ogni Opera di Confessione di Alberto Gemmi e Mirco Marmiroli

venerdì 6 ottobre 2017 alle ore 21.00

Cineporto, Lecce (Via Vecchia Frigole 36)

Il curatore Claudio Zecchi in dialogo con il co-autore Alberto Gemmi

Il Castello di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti

La Ville Engloutie di Zimmerfrei

mercoledì 11 ottobre 2017 alle ore 21.00

Lastation, Gagliano del Capo (Piazzale Stazione 2)

Ingresso libero

In occasione del ciclo di residenze artistiche “Sino alla Fine del Mare” negli spazi di Lastation a Gagliano del Capo (Lecce), che tra giugno e dicembre 2017 sono parte del progetto “Indagine sulle Terre Estreme”, Ramdom propone a cura del curatore indipendente Claudio Zecchi una settimana di proiezioni, lecture ed esercizi sul tema del rapporto tra arte e spazio pubblico.

Il programma di film documentari ad ingresso libero presenta Ogni Opera di Confessione di Alberto Gemmi e Mirco Marmiroli, Il Castello di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti e La Ville Engloutie di Zimmerfrei.

Ogni opera di Confessione verrà proiettato al Cineporto di Lecce (Via Vecchia Frigole 36), in collaborazione con l’Apulia Film Commission, venerdì 6 ottobre 2017 alle ore 21.00. Interverrà il co-regista Alberto Gemmi, che in dialogo con Claudio Zecchi discuterà dei contenuti del film approfondendo le sue dinamiche estetico-formali.

A Lastation a Gagliano del Capo (Piazzale Stazione 2), mercoledì 11 ottobre 2017 alle ore 21.00, seguirà la proiezione de Il Castello di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti e di La Ville Engloutie di Zimmerfrei.

A partire dal progetto “Practices as an Intersection in a Fragile Environment”, una ricerca a lungo termine di natura empirica che Claudio Zecchi sta sviluppando sullo stesso tema in giro per il mondo (Italia, Stati Uniti, Inghilterra, Brasile), si vuole ragionare su come un approccio curatoriale discorsivo possa indagare il rapporto reciproco tra le pratiche artistiche, curatoriali ed istituzionali, il territorio, le comunità e l’eredità lasciata da questo tipo di progetti.

Ogni Opera di Confessione

Alberto Gemmi e Mirco Marmiroli

Film documentario, 2015, 67’, senza dialoghi

Un uomo ha deciso di acquistare un attico in una discussa zona della città. Dalle vetrate di questo immobile ci si accorge di un’enorme area in disuso. Si tratta di un complesso industriale dal passato glorioso, che giace in attesa di un articolato processo di riqualificazione. Intanto una famiglia rom sosta da tempo in un camper, interagendo con gli spazi di queste strutture, mentre un anziano operaio sogna di volare per l’ultima volta. Sono suoni e gesti, che legano il paesaggio all’uomo e rappresentano una dignità comune nell’affrontare il tempo che intanto scorre.

Il Castello

Massimo D’Anolfi e Martina Parenti

Film documentario, 2011, 88’, italiano, Montmorency Film in collaborazione con Rai Cinema

Il documentario descrive lo stato di allerta costante durante un anno all’interno dell’aeroporto intercontinentale di Malpensa in un mondo post-11 settembre.

Il micro-mondo dell’aeroporto suddivide l’opera cinematografica in quattro parti seguendo le stagioni: arrivi, sicurezza, attesa e partenze. La burocrazia, le procedure e il controllo mettono a dura prova la libertà degli individui, degli animali e delle merci che da lì transitano. L’aeroporto è un luogo strategico in cui si concentrano tutte le forze dell’ordine esistenti in un paese. Qui si sperimentano le nuove forme del controllo: un laboratorio permanente sulla sicurezza come nessun altro spazio pubblico riesce ad essere. Servizi Segreti italiani e stranieri, Polizia di Frontiera, Guardia di Finanza, Guardie giurate, cani anti droga, anti valuta e anti esplosivo, telecamere ovunque e la paura sempre alimentata da un pericolo sconosciuto in arrivo.

La Ville Engloutie

Zimmerfrei

Film documentario, 2016, 64’, francese / sottotitoli italiano, Bo Film

Alzò gli occhi verso l’ellissi del sole. Alla luce verde-oliva, filtrata dai fitti rami delle felici, saliva dal lago un miasma giallo e pestilenziale, che fluttuava sulla superficie come i vapori di un pozzo nero. Poco prima, l’acqua era sembrata fresca e invitante; adesso era diventata un mondo chiuso, e la barriera della superficie sembrava un piano fra due dimensioni. La gabbia da immersione venne abbassata nell’acqua; le sbarre rosse apparvero indistinte e ondeggianti, in modo che l’intera struttura risultò completamente distorta. Perfino gli uomini che nuotavano sotto la superficie diventavano chimere splendenti, proiezioni mentali di una giungla neuronica.

J.G. Ballard, Deserto d’acqua (The Drowned World), 1962

La prima persona che abbiamo incontrato a Chalon ce l’ha descritta come una sinking city, una città che affonda e si restringe dopo la scomparsa dei cantieri navali e delle grosse industrie sorte lungo il fiume Saône. La storica sede della Kodak è scomparsa senza lasciare traccia, demolita con un’esplosione di dinamite, ma i piloti di peniche parlano ancora dell’acqua del fiume colorata di blu, verde, giallo, come un bagno rivelatore andato a male.

Guidati da alcuni abitanti, abbiamo filmato Chalon-sur-Saône come se fosse già sott’acqua, una città tanto concreta quanto immaginaria in cui le terre, le acque e altre specie viventi stanno riconquistando le aree disertate dagli umani. Dopodomani leggeremo ancora Ballard, ma non capiremo una parola.

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